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Seconda costituzione, il periodo 1907 - 1916

Se i numi tutelari e i buoni auspici hanno il potere di esercitare un'influenza benefica sulle vicende umane, alla Sezione Pinerolese rinata nel 1907 doveva arridere una vita lunga e feconda di opere.

Il suo presidente, avv. Adriano Zola, in una nota (Rivista Mensile, 1908 pag. 70) scrive: "Ricostituitasi il 24 settembre 1907, con l'appoggio amorevole e l'interessamento costante del consocio Valbusa e col plauso incoraggiante della Sede Centrale e delle Sezioni sorelle piemontesi, fra cui specialmente la Monviso, che sul Monte Bracco ne diede l'acqua lustrale il 1° dicembre successivo..." indicandoci i consensi autorevoli che la promossero, la tennero a battesimo e confortarono i suoi vagiti di neonata.

Perché Qualche lettore poco informato non si chieda con meraviglia chi mai fosse questo carneade del "consocio Valbusa" è opportuno precisare che Ubaldo Valbusa, professore di scienze naturali, era un alpinista assai noto, consigliere della Sede Centrale, fondatore dell'Accademico e impareggiabile studioso del gruppo del Monviso, sulla cui topografia aveva pubblicato nel 1903 un lavoro fondamentale, tanto che l'Istituto Geografico Militare, nella revisione delle tavolette al 25.000 della zona, aveva accolto tutte le sue conclusioni.

E gli auspici non andarono delusi, almeno all'inizio. Alla fine del primo anno di vita la sezione contava 168 soci, divisi in varie categorie, aveva varato un programma di 12 gite sociali (di cui 6 effettuate, più 3 aggiunte nel corso dell'anno e 4 fuori programma, per un totale di 13), organizzato durante l'inverno "un servizio di patinoire per la prima volta in Pinerolo, unito a esercitazioni cogli ski", oltre ad altre attività minori. Di tutto aveva poi dato notizia in un Annuario di circa 40 pagine in carta patinata, ricco di dati e notizie utili.

I progetti per l'avvenire erano ancor più ambiziosi. Sentiamoli direttamente dalle parole dell'avv. Zola (Rivista Mensile, 1908, pag. 70): "Ad affermarsi, la Sezione, oltre ad attendere alla redazione di una guida pratica locale delle vallate del Chisone, del Pellice, del Lemina, delle Germanasche, a costituirsi un corpo speciale di guide e portatori,... con un elenco dei nuovi alberghi accordanti ai soci del C.A.I. lo sconto d'uso, mandò la propria adesione incondizionata al Comitato pro Ferrovia Val Chisone-Oulx, si iscrisse socia fondatrice al giardino alpino "La Rostania", socia effettiva dell'Associazione per i paesaggi e i monumenti pittoreschi d'Italia..."

Davanti a tanto entusiasmo non sai se ammirare di più la passione sincera che lo anima o il desiderio di fare comunque o certo candore tipico di tutti gli inizi.

Anche la Direzione riuniva uomini che godevano di larga stima in città. A parte l'onorevole Luigi Facta, acclamato presidente onorario, il prof. Valbusa socio onorario, e il presidente avv. Adriano Zola, già citato, troviamo il geom. Luigi Degiorgis, il farmacista Alessandro Stavorengo, il geom. Emilio Gander, il commerciante Luigi Gavuzzi, l'industriale Ettore Mandruzzato e il rag. Pietro Verdi.

E' interessante notare che questa volta la Direzione non è più, come in passato,appannaggio quasi esclusivo di avvocati, ma risulta più varia e aperta.

Indicativo è anche l'elenco dei soci pubblicato nell'Annuario. Tiene ancora il campo la media borghesia, ma compaiono anche rappresentanti della piccola e, nella categoria aggregati, qualche studente; non figura invece alcun operaio. Dei soci della disciolta sezione sono presenti neppure una diecina. C'è stato dunque un rinnovamento quasi totale degli iscritti, che ha portato nuova vitalità e nuove esigenze.

Un secondo Annuario esce nel 1909, con la stessa impostazione del primo e fitto di progetti (forse sarebbe più esatto chiamarli buone intenzioni): "Istituzione di un piccolo Osservatorio meteorologico e astronomico; costruzione di un piccolo Rifugio alpino sulla vetta del Servin", ed altri più modesti. Segue il programma gite che ne elenca 12, una al mese da gennaio a dicembre, di livello alpinistico assai limitato. Predominano vette del tipo Vaccera, Cuccetto, Rocciacotello, Tre Denti; la quota più alta è il Ghinivert.

Ma il punto dolente è il numero dei soci; da 168 è sceso a 75, meno della metà. Sarebbe importante individuare le cause di questa falcidia, che ripete da vicino una situazione analoga verificatasi qualche anno dopo la prima fondazione. All'ardore dei primi tempi subentra presto la stanchezza; tra gli altri forse concorrono anche questi due: la relativa ristrettezza della base di provenienza dei soci e la conseguente difficoltà di operare un ricambio tempestivo ed efficace.

Anche se ridotta a metà, la sezione continua a svolgere una certa attività, che non è più documentata da altri Annuari; o mancò la persona adatta a redigerli e pubblicarli, o divennero insufficienti i mezzi, o intervennero altri impedimenti; la serie si arresta al secondo.

D'altra parte la Rivista Mensile testimonia rapporti di interessamento della Sede Centrale per la sezione: nel 1909 le assegna un primo contributo di lire 200 "per lavori diversi"; nel 1910 un secondo di lire 100 "per riattamento di una fontana"; nel 1914 un terzo di lire 300 "per organizzazione dei volontari alpini".

Dunque la sezione si faceva viva presso la Sede Centrale con richieste giudicate legittime e accolte; il che lascia supporre un minimo di vitalità, anche se il numero dei soci si dimezza ogni due tre anni: se nel 1910 era ancora fermo sui 72, nel 1914 era crollato a 31, nel 1915 a 24, quasi identico a quello che aveva determinato il primo scioglimento. Inoltre l'imminenza della guerra non poteva che dare il colpo di grazia ad una sezione che, già asfittica, si andava rapidamente spegnendo.

I soci del C.A.I. stavano per essere chiamati a ben altri compiti, su altre montagne, con altri attrezzi che non corda e piccozza. In queste condizioni la fine divenne un atto inevitabile, anche se ormai solo formale. Sarebbe stato contro natura tenere in vita un organismo già pressoché spento; tanto valeva dichiararlo ufficialmente defunto, lasciando alla Direzione Centrale il compito di ratificare la decisione. Come avvenne effettivamente nella seduta dell'8 luglio 1916 (Rivista Mensile, 1916, pag. 240): "il Consiglio Direttivo prese atto dello scioglimento della sezione di Pinerolo". Dieci anni di lotte e di lavori appassionati conclusi in una riga di comunicato, che suona crudele nella sua formula incolore e burocratica.

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Ultima modifica : 11-Dicembre-2010