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Prima costituzione, gli anni 1877 - 1904

Il Bollettino del Club Alpino Italiano, numero 31, 3° trimestre dell'anno 1877, a pagina 491, tra le "Comunicazioni Ufficiali" reca il seguente annuncio: "Costituzione di una nuova Sezione in Pinerolo (Alpi Cozie)" e prosegue: "il 23 luglio la Presidenza del Club autorizzò, a senso dell'articolo 21 dello Statuto, la costituzione della Sezione di Pinerolo, con iscrizione dal 1° gennaio 1877. La nuova Sezione ha sede presso il Circolo Sociale nel palazzo del teatro e conta 120 soci. La Direzione consta del presidente Davico cavaliere avvocato Giorgio, del vice-presidente Buffa di Perrero avvocato Vincenzo e di sette direttori" (leggi Consiglieri)

C'è la tendenza a sorridere di certo stile fine ottocento, un tantino ampolloso e sonante, eppure questo testo è un modello di chiarezza e brevità. Evidentemente sotto la guida di Quintino Sella il C.A.I. era parsimonioso non solo nell'uso dei fondi sociali, ma anche nelle parole dei comunicati.

Ma la biblioteca civica di Pinerolo riservava ancora un ghiotto ricupero: una copia del "Regolamento, discusso ed approvato dall'Assemblea dei soci, in adunanza 15 settembre 1877". Si tratta d'un opuscolo di 7 pagine, stampato a Pinerolo dalla Tipografia Chiantore e Mascarellli nel 1878 e contenente 17 articoli. Di particolare interesse sono il 3, che indica lo scopo della sezione: "promuovere lo studio delle montagne, specialmente di quelle esistenti nel Circondario, e di farle conoscere" e il 5, che fissa la quota sociale a lire 20 ("di cui 8 sono versate alla Cassa Centrale"), pagabili a rate trimestrali anticipate".

Venti lire di allora corrispondevano ad un marengo oro, quando il salario giornaliero di un operaio arrivava appena a due lire. A parte le proporzioni con la quota attuale, non è difficile stabilire che l'iscrizione era possibile solo ad una cerchia limitata di persone. Per quante ricerche si sono fatte, non è stato possibile trovare l'elenco dei 120 soci di allora, perché i documenti della sezione sono andati perduti, tuttavia non occorre un profondo acume storico per supporre che dovessero appartenere all'alta borghesia cittadina, con qualche rappresentante delle vecchie famiglie nobiliari e degli ufficiali del presidio.

Per meglio collocare la Sezione di Pinerolo, nata da poco, in una cornice storica precisa, giova ricordare (Bollettino n. 33, del 1877, pag. 642) "la statistica dei soci del C.A.I. inscritti al 31 dicembre 1877": essi sono 3511, distribuiti in 34 sezioni; Pinerolo figura con 120 soci ed è superata da 11 sezioni. La più numerosa è Varallo Sesia con 380, mentre Torino ne conta solo 295.

Ora sarebbe assai interessante sapere quale tipo di attività alpinistica praticassero questi 120 soci; se veniva predisposto all'inizio dell'anno un programma di escursioni sociali, se lo si effettuava, e quanti partecipavano a ogni gita. Pur nella mancanza di dati sicuri, sembra attendibile immaginare che queste forme di organizzazione, abituali per noi, allora non si tentassero neppure: l'attività, lasciata all'iniziativa dei singoli, era occasionale e sporadica, e assai modesta nel suo insieme. Mete principali erano le vette della Val Chisone, Pellice, Lemina più facili e a portata di mano: Freidour, Vaccera, Vandalino, Gran Truc, Assietta, e altre del genere.

C'era però anche chi batteva vie del tutto diverse. Come quel Carlo Rossi che nel 1876, quando la sezione non era neppur costituita, partecipava, con i torinesi Fiorio e Ratti, a un'impresa avveniristica per i tempi, la conquista del Boucier, in prima assoluta e, quel che più importa, senza guide. Doveva essere un temperamento spregiudicato questo signor Rossi per lanciarsi in una simile avventura con quei suoi amici, che erano certo guardati con diffidenza, e forse tacciati di rompicolli dai loro severi colleghi, i quali non si muovevano se non scortati da guide. E' un titolo non piccolo di merito per l'alpinismo pinerolese dell'epoca.

L'ascensione più ambita era pur sempre il Monviso, che allora, a 16 anni dalla prima salita, era considerata, non senza qualche ragione, una prodezza da far "gemere i torchi". Così almeno la pensava l'avvocato, cavalier Vincenzo Buffa di Perrero, poi vicepresidente della sezione, il quale nel 1876 pubblicava a Pinerolo un opuscolo di 31 pagine intitolato "Un'ora sul Monviso - Lettera al rev. padre Francesco Denza", seguito nel 1877 da altri tre: "Per la Valle del Chisone - Brevi cenni", "Ricordi de Monviso - 30-31 luglio 1877", tutti stampati dalla Tipografia Chiantore e Mascarelli.

Dopo questo primo exploit letterario, egli promuoveva la traduzione e la pubblicazione della parte della "Guida Alpina" dell'inglese John Ball (un'autorità in materia) riguardante le valli del pinerolese. Così nel 1879 usciva, per i tipi di Chiantore e Mascarelli, la "Guida delle Alpi Cozie - Distretto del Viso - Distretto Valdese", nella traduzione di R. E. Budden, con note aggiunte del Cav. Buffa e del Dott. Rostan (pagine 110, Lire 2,50).

L'opera è una miniera di notizie alpinistiche e turistiche, alcune delle quali acquistano ai nostri occhi, a distanza di molti anni, un alone pittoresco. Ad esempio, a pagina 57 apprendiamo che a Pinerolo c'è un "Ufficio d'Omnibus situato all'ingresso dei Portici Nuovi. E' diretto dal signor Vigliani con vetture a nolo e con servizio periodico per: Fenestrelle, tutti i giorni, partenza alle 8,30 ant., prezzo lire 3; Perosa tre partenze al giorno, prezzo lire 1,25". Segue l'elenco delle corse per gli altri paesi del circondario, con l'indicazione delle ore di partenza e dei prezzi relativi.

Se vogliamo prenderci la soddisfazione di leggere un itinerario, diciamo quello che porta al Freidour, ecco pronta la descrizione a pagina 62: "[dal Colle Pra l'Abbà] per salire al Freydour conviene piegare a destra, ed in meno di mezz'ora, fra cespugli di eriche e muscose zolle, fra qualche ripido detrito, e qualche masso ispido e malagevole, si tocca la vetta (m 1443), ossia il Segnale, così detto da un segnale postovi all'epoca della triangolazione operata dallo Stato Maggiore. E' superfluo dire che la vista onde si gode da questa vetta è stupenda, potendo abbracciare quasi in un solo amplesso..." e continua a lungo citando vallate, città, paesi, per concludere "si stendono successivamente con un'incantevole varietà di tinte".

C'è in queste righe il tono incantato della scoperta, la commozione del pioniere che, superata la Sierra Nevada, si affaccia alla Valle del Sacramento. Al confronto le nostre guide moderne, con la loro pretenziosa precisione tecnica, devitalizzate e irte di formule come un oracolo delfico, hanno il compassionevole aspetto di una confezione di ravioli acquistata al supermercato, sterilizzata e gelidamente anonima, vicino ad un piatto casalingo chiazzato di colori e turgido di sapori e profumi sottili.

Naturalmente non si trascurava la scienza. Il Club Alpino era stato fondato e diretto nei primi decenni da illustri studiosi, Sella, Gastaldi, Saint Robert, Denza, Baretti, per non citare che i più noti, i quali non si limitavano a salire le cime delle Alpi, ma ritenevano loro dovere di scienziati e d'italiani studiarle con passione e descriverle con rigore scientifico. Geologia, mineralogia, meteorologia, zoologia, botanica, paleontologia, topografia hanno ampio spazio nelle loro relazioni.

A questo scopo era stata impiantata anche a Pinerolo fin dal 1866 una stazione meteorologica, secondo i suggerimenti del barnabita Francesco Denza (direttore dell'osservatorio annesso al Collegio di Moncalieri) alpinista e benemerito di questa disciplina in Italia.

Appena costituita la sezione del C.A.I., la stazione passò sotto la sua tutela e fu affidata alle cure del professor C. Ciceri, insegnante di scienze nel liceo cittadino. Egli s'impegnava a fare le osservazioni tre volte al giorno, a ore fisse, e a comunicare i dati raccolti al padre Denza, il quale li elaborava e pubblicava in speciali e fitte tabelle mensili allegate al Bollettino. Le stazioni erano 90 in tutta Italia, dal Piccolo San Bernardo a Pontebba, da Auronzo a Reggio Calabria. Uno dei tanti servizi a carattere volontaristico assunti via via dal nostro sodalizio nella sua lunga vita.

Non potevano mancare, nel clima di allora, le iniziative di tipo patriottico. Subito dopo la morte del Re Galantuomo si dà notizia (Bolletino n. 33, 1878, pag. 128) dell'apertura di "una sottoscrizione per erigere uno speciale monumento a S. M. Vittorio Emanuele II, presidente onorario del Club, e si autorizzano le Sezioni a ricevere le offerte". Tra esse figura Pinerolo, con sede nel Palazzo del Teatro.

Del 1879 è il resoconto, firmato da Cesare Isaia, presidente della Sezione di Torino, della cerimonia avvenuta il 21 luglio alla Testa dell'Assietta, su iniziativa delle Sezioni di Pinerolo e Torino, per la posa di una lapide, a ricordo della famosa battaglia, su un pilone in muratura sormontato da un'aquila che tiene tra gli artigli lo stemma del C.A.I. Questo del monumento all'Assietta è un "ricorso" nella storia della nostra sezione in cui c'imbatteremo altre volte.

Alle Assemblee dei Delegati Pinerolo manda regolarmente i suoi rappresentanti (incarico che tocca per un certo tempo soprattutto all'avvocato Carlo Ubertalli) mentre ai Congressi Annuali interviene questo o quel socio a titolo personale: a quello d'Ivrea del 1879 partecipa l'avvocato Fulgenzio Canova.

Insomma, si ha la netta impressione di un complesso che procede a pieno ritmo, con una presenza vivace in tutti i campi in cui si svolge l'attività del club. Eppure la forte spinta iniziale si esaurisce in un paio d'anni, ai quali succede una breve fase di stanca, seguita da un lento, inesorabile declino.

La statistica dei soci al 31 dicembre 1878 vede Pinerolo a quota 124 (con un incremento di 4 nuovi iscritti rispetto all'anno precedente), superata solo da 8 sezioni; ma nel dicembre 1880 è già scesa a 92.

Il Bollettino n. 48 del 1881 reca in appendice il quadro generale delle sezioni(ora sono già 35) e, di ognuna, la Direzione e l'elenco dei soci. Pinerolo ne conta solo più 67 e finalmente possiamo leggerne i nomi. Di essi 25, più di un terzo, sono avvocati, causidici, notai: che le pandette e i codici siano la miglior propedeutica alla montagna?

Vi compaiono esponenti di vecchie famiglie cittadine: Cesare e Ernesto Bertea, Giulio e Luigi Maffei, Stefano Fer, Giovanni Enr. Poet, Achille Midana, Sebastiano Cerutti, Giovanni Bertelli, Pietro Risso; accanto a 4 ingegneri (tra cui Giovanni e Stefano Cambiano), 2 geometri, 2 sacerdoti (uno è il teologo Alessandro Griffa, parroco di Perrero) 2 conti, 1 dottore (Giuseppe Beisone). Gli altri non hanno titoli accademici o nobiliari; notiamo Pietro Fabre, Alberto Vagnone, Matteo e Michele Bosio, Camillo Armandis, Antonio Mascarelli, Giovanni Aymar, Francesco Poccardi.

Alcuni soci sono di paesi vicini, Luserna, Cavour, Barge, Perrero. Anche nella Direzione c'è stato un avvicendamento: presidente è ora il cav. causidico Federico Rolfo, vicepresidente Michele Pasquet; non figura più tra i soci il solerte avvocato-scrittore Buffa di Perrero. La sede della sezione è stata trasferita in Piazza d'Armi, nel locale del Bersaglio.

Dal 1882 il Bollettino diventa, da trimestrale, annuale e non ospita più le Comunicazioni Ufficiali della Sede Centrale e delle Sezioni, che escono d'ora in poi nella Rivista Mensile. Pinerolo sale ancora agli onori della cronaca alpina nazionale per l'opera di ricostruzione del cippo dell'Assietta. Ma lasciamo la parola al cronista contemporaneo: "...al principio della state 1881 questa lapide fu trovata infranta, spezzata l'aquila che sul monumento teneva fra gli artigli lo stemma sociale del C.A.I., divelta la cassettina che nell'interno del pilone conteneva le consuete memorie di ogni inaugurazione".

La Direzione della Sezione Pinerolese, riunita in seduta straordinaria, approva un vibrato ordine del giorno in cui si afferma: "Che la distruzione del pio ricordo o venga da crassa ignoranza, o da bieca invidia, o da qualsivoglia altro malevolo istinto, e pur sempre un fatto di lesa civiltà, e che ogni animo gentile altamente ripugna. Che il Ricordo stesso deve senz'altro venir tosto ricostrutto ed a qualunque costo mantenuto".

E, passando dalle parole ai fatti, prende l'iniziativa di formare un Consorzio tra le Sezioni di Pinerolo, Susa, Torino per ricostruire il monumento. Il Consorzio costituisce un Comitato Promotore e uno Artistico e apre una sottoscrizione nazionale tra i soci del C.A.I. A metà del 1882 essa ha già raccolto lire 4146,50 (una grossa somma per quei tempi, pari a 207 marenghi d'oro), mentre il Comitato Artistico ha scelto uno dei progetti presentati dall'ing. Riccardo Brayda e avviato sollecitamente i lavori.

In una nota apparsa sulla Rivista Mensile (1882, pag. 67) sono accennati i dati tecnici dell'opera: "Base e piramide saranno costruiti in pietra del Malanaggio (Valle del Chisone, inferiormente a Fenestrelle) lavorati a martellina grossolana, ed a martellina fine sugli spigoli. Il volume della pietra occorrente misura metri cubi 8,507; i quali, per necessità di trasporto dalla cava alla Testa dell'Assietta, sono rappresentati da 120 massi di pietra...".

Finalmente il 23 luglio la gran cerimonia dell'inaugurazione, in vista della quale il Comitato studia ogni particolare con una forma di organizzazione che risulterà perfetta. Anzitutto fissa un itinerario d'accesso dalla Valle Susa e uno dalla Valle Chisone, poi fa sorgere un grande attendamento nella località detta Vallone dei Morti, per coloro che desiderano pernottare (quota L. 3), e una mensa con oltre 200 posti (quota L. 4); quindi predispone un servizio d'omnibus da Pinerolo a Fenestrelle (concessionaria l'impresa De Giorgis di Pinerolo; tariffa L. 5); infine a tutti i partecipanti, all'atto dell'iscrizione, consegna una tessera di adesione e una carta topografica al 25.000, espressamente pubblicata per l'occasione, della regione dell'Assietta.

L'affluenza supera ogni attesa e la manifestazione riesce imponente. Secondo il resoconto di Cesare Isaia (Rivista Mensile, 1882 pag. 110 e segg.) la comitiva ufficiale era composta di circa 220 persone, tra cui i rappresentanti del Re, dei Principi di Casa Savoia, del Ministero della Guerra, dell'Esercito (12 ufficiali di ogni arma e la 13° e 14° Compagnia Alpina, per un totale di 450 uomini), gli addetti militari di Francia e Spagna presso le rispettive ambasciate a Roma, due deputati, quasi tutti i sindaci delle due vallate, varie autorità di ogni grado, gli inviati di 16 giornali (dal Corriere della Sera alla Gazzetta del Popolo all'Osservatore Romano), 20 carabinieri e la Banda di Pinerolo in servizio d'onore e "parecchie migliaia di alpigiani e non piccola turba cittadina".

Toccava ai pinerolesi fare gli onori di casa: il cav. Federico Rolfo, presidente, tenne il discorso ufficiale, sottolineato da lunghi scrosci di applausi, e l'avv. Giovanni Bertetti, segretario, stese il verbale dell'inaugurazione. Seguì, dulcis in fundo, un pranzo all'attendamento.

La gran giornata deve aver fatto epoca per lungo tempo nella zona.

Per tutti gli anni ottanta la sezione compare nelle pagine della Rivista Mensile solo più con la situazione dei soci (che continuano ulteriormente a diminuire: al 30 dicembre 1884 sono scesi a 55, nel 1886 a 48; e la tendenza non accenna ad arrestarsi), l'elenco dei membri della direzione e dei delegati, che non presenta variazioni degne di nota. Nel 1886 si ha una nuova rotazione nel direttivo: neoeletti il farmacista Filippo Defabianis, gli avvocati Eugenio Camussi e Alessandro Banfi, il cav. Tommaso Boarelli, il prof. Davide Monnet. Tre ex-dirigenti della vecchia guardia, Davico, Bertetti, Costantino sono nominati membri onorari.

Si avverte un senso di stanchezza che sembra preludere ad una fine ormai vicina. Invece dopo il novanta si registrano sintomi di ripresa, pur nel grave lutto per la morte quasi improvvisa, a 58 anni, del presidente Federico Rolfo. L'avvocato Attilio Fer, che è il vero animatore della vita sezionale negli ultimi dieci anni, ne scrive un ricordo affettuoso e commosso, e all'Assemblea dei Delegati il Presidente Generale avv. A. Grober ha parole di sincero rimpianto per l'amico scomparso, di cui rievoca l'opera spesa per 13 anni alla guida della Sezione di Pinerolo e le benemerenze per la ricostruzione del monumento dell'Assietta.

Nel rinnovo delle cariche sociali l'avv. Achille Midana è chiamato alla presidenza, Attilio Fer alla vicepresidenza, incarico che terrà fino allo scioglimento della sezione, e l'ing. Ernesto Bosio tra i consiglieri.

La Rivista Mensile 1895 ci porta due novità, la relazione di una riuscita "carovana scolastica" e quella di un'escursione sociale di tre giorni in Val Pellice. Sentiamo l'anonimo autore della prima (pag. 173): "Da parecchi anni questa Sezione attende modestamente all'organizzazione di carovane scolastiche, specialmente per cura del socio prof. Davide Monnet. Recentemente, il 23 maggio, egli guidò una comitiva di 30 studenti del Liceo e dell'Istituto Tecnico di Pinerolo alla vetta del Gran Truc (2366 m.) in capo alla Valle d'Angrogna, quantunque su quelle pendici vi fosse ancora notevole quantità di neve. Per riuscire la non breve gita si era giunti la sera precedente a pernottare a Peumeano, nel vallone di Pramollo. Al Colle Seiran, sottostante al Gran Truc, la carovana Pinerolese s'incontrò con quella Torinese proveniente da Torre Pellice e scendente a Pramollo e S. Germano".

La seconda relazione, qua e là vivace e con qualche abbondanza di colore, è di A. Fer (pag. 268) e riferisce di una gita al Boucier, Granero e Meidassa dei soci avvocati A. Midana, A. Fer, G. Maffei, e dell'ing. A. Malvano di Torino.

Pernottano a Ghigo il 13 luglio e il mattino seguente sono al Colle Boucier "...in gran parte ricoperto di neve e di qui i tre primi diedero la scalata alla punta del Boucier. Questa salita è difficile, erta, faticosissima e non scevra di pericoli, specie per chi soffre di vertigini, ciò non di meno i tre alpinisti colla scorta delle brave guide Perotti Claudio di Crissolo, Tourn Ippolito di Rorà e Gilli Antonio pure di Crissolo, riuscirono a conquistare la vetta... La salita si fece dal lato Nord e dopo mezz'ora di permanenza ridiscesero dal lato Sud prospiciente la Val Pellice. Da questo lato il Boucier presenta una parete dirupatissima e la discesa fu ben più difficile ancora della salita e la si dovette compiere con l'aiuto delle corde". Quindi scendono al Pra e il 15 luglio salgono al Colle Louisas, donde "attaccarono la parete del Granero, di salita poco più facile e meno pericolosa del Boucier... Come se ciò non bastasse, tre della comitiva vollero ancora salire la Meidassa, che è dal Granero poco distante e che non presenta difficoltà alcuna".

Non si vuole sembrare irrispettosi verso i nostri "maggiori" se si cita qualche ascensione giudicata "difficile" in quegli anni per trovare elementi che permettano un esatto confronto: il Grépon era stato vinto nel 1881, i Charmoz nel 1885, il Dente del Gigante nel 1882. A innalzare l'alpinismo pinerolese a livello di prestigio doveva operare, trent'anni più tardi, il giovane Ettore Ellena.

Si riaccende, a tratti, qualche scintilla di ripresa, così nel 1897 troviamo una gita sociale al Monviso: "...la riuscirono completa i soci dott. Pietro Zanna e i fratelli Emilio ed Enrico Colombini, capitanati dal vicepresidente avv. Attilio Fer: altri due soci, signori Werter Türk e Giuseppe Brignone giunsero solo al Rifugio Sella"; e una al Frioland, da Rorà, sempre sotto la direzione di A. Fer.

Ma ormai tira aria di fine. Nella Direzione del 1898 A. Fer figura presidente, carica per altro ampiamente meritata, ma in quella del 1899 torna vicepresidente, e tale resterà fino allo scioglimento, mentre si verifica una situazione curiosa: non viene eletto, o non si riesce a eleggere il presidente. Al suo posto compare per 5 anni la sigla N. N.; indice di francescana modestia o di evidente stanchezza?

Eppure la Direzione del 1901 annoverava tra i suoi consiglieri l'ing. E. Bosio e gli avvocati A. Bouvier, E. Brignone, Luigi Facta, G. Maffei, A. Midana, una équipe di tutto rispetto, ma anche uno stato maggiore senza truppe. Il numero dei soci si aggira sui 25 e nel 1903 tocca i 22. A questo punto restava aperta una sola strada, lo scioglimento; il che avvenne appunto nel 1903. La sezione sparisce senza che la Rivista mensile le dedichi una riga. All'Assemblea dei Delegati del 1904 il Presidente del C.A.I. esprime rammarico che "Pinerolo sia scomparsa insieme a Belluno".

Dopo aver seguito in questa lunga galoppata di 27 anni tante vicende e tanti uomini non ci si può staccare senza un po' di simpatia da quest'angolo dell'Italietta cara a Croce, più esattamente, da questo piccolo mondo antico provinciale piemontese, coi suoi limiti (non ci vuole la perspicacia di un sociologo di grido per individuarli), ma anche con le sue solide virtù di gente proba, seria, civile.

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Ultima modifica : 11-Dicembre-2010